Il Dio che hai scelto per me

Martina Pucciarelli, Il Dio che hai scelto per me, HarperCollins, 2025, pp. 320.



Il racconto di un coraggioso addio, ispirato alla vera storia dell’autrice, cresciuta nella comunità religiosa dei Testimoni di Geova.

“Sei sempre stata un faro per la nostra famiglia”, le ripeteva sua madre. Alessandra, però, seconda di cinque figli, non voleva portare luce, voleva che qualcuno illuminasse la strada per lei e rispondesse alle sue domande di bambina. Cresciuta sotto la rigida disciplina dei Testimoni di Geova, ha sempre cercato di soddisfare le attese dei genitori e di non creare problemi. Così, fino a ventinove anni, non ha mai partecipato a un compleanno né spento una candelina. Non ha ascoltato la musica che ascoltavano i suoi coetanei né letto libri non approvati in comunità. E anche l’amore, quando l’ha incontrato, è stato subito sacrificato. Dopo aver sposato Federico, un uomo più grande scelto per lei all’interno dei Testimoni, Alessandra da figlia devota diventa moglie devota. Ma quando scopre di essere incinta qualcosa dentro di lei cambia. Non può più ignorare i propri desideri e per i suoi bambini vuole essere migliore: loro devono avere la libertà che a lei è sempre stata negata. Inizia così il coraggioso atto di allontanamento dalla comunità, un percorso di ricostruzione di sé stessa che stravolge il suo destino e quello delle persone che ama.

Al suo esordio nella narrativa, Martina Pucciarelli scrive un romanzo potente ed emozionante, con il quale si inserisce tra le scrittrici contemporanee che hanno saputo trasformare la propria biografia in letteratura, come Tara Westover nel suo L’educazione e Deborah Feldman in Unorthodox.

Il Dio che hai scelto per me è una storia intima e dolorosissima, fatta di privazioni, abusi e violenza, ma anche un libro impregnato di una forza straordinaria che ci mostra come il coraggio di cambiare nasca sempre da una forma altissima di amore, in questo caso da quello puro e incondizionato di una madre.



Mia madre mi chiamava faro. […] a cosa si riferiva mia madre? Forse ero stata prescelta da Dio in cui credevano lei e mio padre? Avrei forse dovuto indicare loro la strada da seguire? Ero solo una bambina, loro dovevano indicarla a me.

[…] Sono stata un bravo faro, in definitiva: negli anni ho tentato di essere il più fedele possibile alla bambina, alla ragazza, alla donna che avrebbero voluto io fossi, cercando di soddisfare tutte le loro attese, almeno fino al giorno in cui ho deciso che avevo pure io il diritto di perdermi in qualche tempesta.


Ne Il Dio che hai scelto per me Martina Pucciarelli racconta la sua storia all’interno della comunità dei Testimoni di Geova.

L’autrice tiene a specificare che quanto raccontato riguarda la sua esperienza personale e non vuole assolutamente generalizzare o far pensare che per tutti possa essere come è stato per lei. Ovviamente l’esperienza personale è stata modellata e rivisto ai fini della narrazione, ma ciò non sposta il fulcro del racconto e quanto l’autrice voglia far arrivare al lettore.

Quando Alessandra, la protagonista del libro, è nata i suoi genitori si erano già convertiti e facevano già parte della comunità dei Testimoni di Geova, vivendo la loro vita secondo delle regole prefissate e dettate dalla comunità secondo la quale solo il rispetto di tali dettami poteva essere conforme alla figura del perfetto credente in Geova. Tutta la vita di ogni credente doveva avere al suo centro Geova e le sue regole: la violazione di anche una sola regola voleva dire essere dei peccatori e in base alla gravità della violazione si poteva essere espulsi dalla comunità e allontanati dalla famiglia di appartenenza.

Alessandra cresce educata al rispetto delle regole e ai divieti che le sono imposti, vorrebbe ribellarsi, ma non può, non ne ha la forza, perché i genitori l’hanno caricata, fin dall’infanzia, di pesi e responsabilità molto più grandi e gravosi di quanto lei possa sopportare.

Dal racconto di Martina Pucciarelli emerge una comunità di Testimoni di Geova  chiusa, che guarda solo al suo interno e rifiuta tutto ciò che è al di fuori perché rappresenta qualcosa di estraneo e, quasi sicuramente, di impuro e peccaminoso.

Alessandra subisce impotente la condizione in cui vive. Vorrebbe coltivare i suoi sogni, vorrebbe Avere dei sogni, ma sembra che le sia proibito sognare.

Non è libera di innamorarsi, non è libera di poter studiare e di lavorare perché è stata educata a essere una brava figlia ubbidiente dopo per diventare una buona moglie accudente dopo.

Alessandra non può scegliere. La sua strada è stata già segnata e scelta da altri.

Ma dopo essersi sposata qualcosa dentro di lei inizia a cambiare e la nascita dei suoi figli le darà la forza per alzare la testa, aprire gli occhi e scegliere finalmente chi voler essere.

È un racconto potente quello di Martina Pucciarelli, che suscita riflessioni ma anche tanta rabbia.

Ci sarebbe molto da dire ma mi rendo conto che diventerebbe un discorso troppo lungo e complesso, e poi io non sono nessuno per poter dare dei giudizi.

La religione è sempre un argomento molto spinoso da trattare, Martina Pucciarelli lo fa con grande lucidità, senza giudicare e senza chiedere l’approvazione del lettore a tutti i costi, si limita a raccontare i fatti, i suoi pensieri e le sue scelte.

Come ho già detto, io non voglio giudicare, ma una cosa la vorrei dire. Ho sempre rispettato le idee e le libertà di tutti e proprio per questo credo che si debba essere sempre liberi di poter scegliere, soprattutto quando si tratta della propria vita, e che non si possano imporre delle scelte obbligate attraverso il ricatto morale e sentimentale.

Credo che sia un libro da leggere per il grande materiale umano che Martina Pucciarelli ha saputo mettere al suo interno.



Grazie a HarperCollins Italia per la copia digitale in omaggio.


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